Un simbolo biblico dello Spirito Santo:
il vento
Padre Ubaldo Terrinoni, OFM Capp.
Ruach: vento e respiro
È paradossale ma vera l'affermazione del teologo protestante Karl Barth nel suo commento all'epistola ai Romani: «Dello Spirito Santo è impossibile parlarne, impossibile tacere». La terza persona della santissima Trinità non è un fantasma inafferabile, non è una realtà evanescente, né una forza misteriosa, indecifrabile. Tutt'altro! È una persona divina, presente e molto dinamica nella storia della salvezza; svolge la specifica missione di santificare, consigliare, consolare, sostenere e guidare il cammino spirituale di ogni uomo. È Dio eterno, infinito, onnipotente, della stessa sostanza del Padre e del Figlio.
Nel messaggio biblico viene presentato come l'esegeta del Cristo («Il Consolatore vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» Gv 14,26) che non dice nulla di sé, non spiega e non rivela se stesso («Non parlerà di sé» Gv 16,13) e non propone una sua dottrina («Prenderà del mio e ve lo annunzierà» Gv 16,14). Lo Spirito agisce, rimanendo nell'ombra, nel nascondimento, si dedica a radicali trasformazioni di storie di cuori, senza rendersi mai visibile, compie un'azione misteriosa, incessante e sempre nuova in ogni uomo, senza farsi notare. Ed è precisamente questo suo agire discreto nell'intimo dell'uomo che determina in noi il vivo desiderio di sapere di più di lui, di conoscerlo, di precisarne qualche personale dinamismo! Ovviamente la via migliore da percorrere in questa affascinante ricerca è di partire dai simboli biblici che descrivono la multiforme azione dello Spirito per poter risalire così alla sua persona.
Sovente la Rivelazione designa la Terza Persona della Trinità con il simbolo del vento che in ebraico suona ruach. È un termine che nel contesto biblico ha un ampio diagramma semantico col significato di vento, alito, soffio, spirito, vapore, fumo, respiro, esalazione, ecc. Nel significato originario indica l'effetto del movimento dell'aria prodotto dall'azione del respiro o dal soffio forte oppure lieve del vento. Non si dimentichi che la primitiva mentalità semitica non conosceva l'aria al di fuori di questo movimento e quindi ciò che suscitava interesse non era tanto il moto in sé quanto il segreto dinamismo dell'energia (respiro o vento) che lo causava e lo manifestava.
Però, anche se il campo semantico di ruach è molto esteso, può tuttavia essere ricondotto a due termini fondamentali, cioè al binomio vento-respiro. Un numero elevato di testi biblici si riferisce a ruach-vento descritto come una realtà misteriosa, che non ha autonomia in sé, ma dipende esclusivamente dal volere di Dio, il quale ne è l'origine e la fonte e ne dispone liberamente: «Egli fa salire le nubi dall'estremità della terra, produce le folgori per la pioggia e dalle sue riserve libera il vento (ruach)» (Ger 10,13). Il salmista esprime incanto e stupore per il grandioso scenario della creazione e celebra la maestà di Dio che «Cammina sulle ali del vento (ruach) e fa dei venti i suoi messaggeri» (Sal 104,4). Il profeta Amos eleva un canto alla trascendenza di Dio Creatore: «Ecco colui che forma i monti e crea i venti e cammina sulle alture della terra, Signore Dio degli eserciti è il suo nome» (Am 4,13); gli fa eco il profeta Isaia quando magnifica la grandezza di Dio: «Secca l'erba, il fiore appassisce quando il vento del Signore soffia su di essi» (Is 40,7).
Non meno numerosi sono i testi che si riferiscono a ruach come respiro per indicare l'energia vitale dell'uomo e di ogni altro vivente. La religiosità sapienziale biblica riconosce la totale dipendenza della creatura dal Creatore soprattutto nella dinamica del respiro. È proprio ciò che ricorda il personaggio Eliu, con drammatica tensione, al martoriato Giobbe: «Se egli richiamasse il suo spirito e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all'istante e l'uomo ritornerebbe in polvere» (Gb 34,14-15). In qualunque momento Dio può sottrarre all'uomo il respiro e immediatamente si bloccherebbe il ciclo vita-morte: «Se togli il respiro muoiono e ritornano nella polvere, mandi il tuo spirito e sono creati» (Sal 104,29-30). La complessa vitalità dell'uomo ha poi un'ampia parabola di sensibilità umane che vanno dalle emozioni forti, incontenibili a quelle più lievi e quasi trascurabili. L'energia vitale si manifesta nel furore (Gdc 8,3), nel coraggio (Nm 14,24), nella gioia (Lv 9,24), nel pianto (Sal 142,2-4), nella tensione (Qo 7,8) nella depressione (1Sam 16,14-16.23) e nell'annullamento dello slancio vitale (1Sam 1,15).
Il vento, simbolo dello Spirito
In alcuni testi del Nuovo Testamento, gli autori ispirati fanno riferimento al fenomeno tanto comune del vento per rendere più accessibili la misteriosa azione dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Nella narrazione che Luca fa della Pentecoste descrive la presenza dello Spirito nel Cenacolo di Gerusalemme come un «Vento che si abbatte gagliardo» (At 2,2). Ma già Gesù, nel dialogo notturno con Nicodemo, un capo dei giudei, si era riferito al vento per annunciargli una nuova nascita dall'Alto: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,7-8).
Quel maestro in Israele, Nicodemo, non deve ritenere impossibile ciò che umanamente non è spiegabile. Una nuova nascita per intervento dello Spirito non è impossibile. Al contrario, è possibile e reale, pur restando tanto misteriosa. Del resto si pensi al vento...! Secondo una antichissima convinzione molto diffusa nella cultura semitica, il vento era ritenuto come una realtà piena di mistero, una realtà inafferrabile, imprevedibile, invisibile, ma se ne avverte il passaggio e sono riscontrabili a occhio nudo i suoi effetti: il vento spira, sibila, agita le foglie, rispande il profumo nell'aria, spazza via le nubi e rende azzurro il cielo, piega i rami e sradica gli alberi. Ebbene, come il vento esiste e lo si avverte negli effetti, anche se è inspiegabile, così è dello Spirito: esiste e opera, benché resti misteriosa la sua esistenza e la sua attività. Il vento che soffia dall'Alto, dal Cielo, da Dio, non lo si vede, ma si fa sentire; non ha un volto da offrire alla visione ma fa avvertire la sua presenza: è una forza che afferra tutta la persona, è un fuoco che riscalda e illumina "dentro", è un impulso irresistibile che parte dal più profondo e investe vita, lavoro, aspirazioni e progetti. La sua azione segreta e discreta si manifesta nelle ispirazioni, nelle illuminazioni improvvise, negli eroismi di carità, nella forza di svincolarci dalla stretta delle numerose schiavitù del male, della paura, del conformismo e ci fa risultare persone nuove, coraggiose, ricche di slanci e di creatività. L'esperienza conferma largamente che il vento soffia qua e là, dove più forte e dove meno, dove a lungo e dove brevemente. Spazia per l'universo, sui monti e sui mari, senza che gli si possano imporre degli argini, dei limiti invalicabili e senza che sia possibile catturarlo e imbavagliarlo. Ma ciò è molto più vero dell'altro "Vento" che spira dall'Alto: agisce con sovrana libertà dove vuole, come e quando vuole; il suo arrivo, la sua intima azione e l'incidenza della sua opera restano nascoste all'uomo. Però la certezza assoluta di fede è che egli diventa il nuovo principio vitale dell'uomo, agisce intimamente in lui per modellarlo a immagine di Cristo «Uomo perfetto» (GS, 22). E persegue così la storia della salvezza, ma alla storia dell'antica alleanza costituita da eventi esterni, ne fa seguito un'altra, quella della nuova alleanza, fatta di eventi interiori di cui lo Spirito è protagonista.
Il vento: soffio di vita
«Respirare, per l'uomo, è una necessità e un mistero. In questa funzione, l'uomo scorge il segreto della vita. Il Signore, che si rivela come il "Dio vivente", appare dotato di un soffio, di un'energia creatrice e restauratrice in cui l'essere umano scopre l'inesauribile sorgente della propria esistenza. Il Signore con un soffio immette la vita» (M. Cocagnac, I simboli biblici, pp. 145-146). Ed è un soffio il gesto che compie Gesù risorto sugli undici nel Cenacolo di Gerusalemme per trasmettere lo Spirito: «Soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22). Gesù ripete lo stesso gesto che Dio aveva compiuto nell'Eden quando, dopo aver modellato il corpo dell'uomo dalla polvere della terra, «Soffiò nelle narici un soffio vitale» (Gn 2,7). L'evangelista Giovanni si serve dello stesso verbo greco di cui si è servito l'autore del libro della Sapienza nel riferire la creazione di Adamo: «Gli inspirò un'anima attiva e soffiò in lui uno spirito vitale» (Sap 15,11).
Ad un essere inerme, inattivo, spento, Dio infonde la vita e subito si ha il grande prodigio: un uomo vivo, un essere dinamico, una persona capace di pensare, di volere e di agire. Anche il profeta Ezechiele, portavoce di un ordine di Dio, profetizza su una valle tutta lastricata di scheletri calcificati, su un campo di ossa inaridite, prive del minimo segno di vita, e immediatamente le ossa si accostano l'uno all'altro, tornano a ricomporsi i nervi e la carne, e la pelle ricopre il corpo. Ma in essi manca lo Spirito. Il profeta deve prodursi ancora con un ordine perché lo Spirito scenda su questi corpi: «Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano» (Ez 37,9). E subito si ha una comunità di vivi, grazie al soffio dello Spirito.
Nel libro dei Proverbi, ci si imbatte in una sorprendente espressione: l'autore afferma che il soffio vitale che è nell'uomo, è come una "Lampada di Dio": «Il soffio dell'uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore» (Pr 20,27). Il dono del "soffio", dunque, non solo fa dell'uomo la creatura più straordinaria del creato, ma gli permette di scrutare se stesso alla luce di questa singolare... lampada di Dio. È la lucerna dell'autocoscienza di cui sono privi gli altri esseri, è la capacità di introspezione che permette di scoprire la giusta norma di vita e di attuarla nel vivere quotidiano.
(TRatto da: opera dello Spirito Santo, www.spiritosanto.org)
Fede e Ragione ...
... in dialogo. E' sempre stato importante approfondire le motivazioni del credere per favorire un ragionevole incontro con la fede. Blog aperto alla condivisione e ad un costruttivo confronto sulla fede cristiana
domenica 11 marzo 2012
martedì 24 gennaio 2012
Parla della verità?
Un uomo che prima ha guardato nella nebbia un filo d'erba della steppa e l'ha scambiato per un albero, non può più, dopo aver riconosciuto il filo d'erba, vedere in esso un albero (Leone Tolstoj).
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giovedì 1 settembre 2011
Religioni e Cristianesimo
A volte si sente dire: "Perché il cristianesimo si impone alle altre religioni"?
Non è che si imponga, non avanza alcuna rivendicazione in virtù di se stesso, ma ha qualcosa da dire perché Dio ha parlato. Il mediatore di questa parola, anzi, la Parola stessa, è Gesù di Nazaret.
Gesù Cristo è accessibile a noi nella sacra scrittura e nella trasmissione di questa in seno alla comunità cristiana credente, la Chiesa.
Come il Nuovo Testamento parla di Dio?
Dio viene descritto come uno che agisce e parla, esprimendosi in categorie umane. Ciò già nel Vecchio Testamento.
L'azione di Dio viene attribuita anche a Gesù di Nazaret.
- Gesù in modo chiarissimo si pone in una vicinanza particolare a Dio:
- non dice solo parole divine ma è la Parola;
- non solo illumina, ma è la Luce;
- non solo guarisce ma è il Salvatore;
- non solo dice la verità, ma è la Verità;
- e in una vicinanza particolare agli uomini che sono i destinatari della parola, della illuminazione, della salvezza, della verità.
Nessuna altra religione rivendica una simile posizione mediatrice per qualcun altro, per cui la posizione mediatrice di Gesù va detta unica.
Non è che si imponga, non avanza alcuna rivendicazione in virtù di se stesso, ma ha qualcosa da dire perché Dio ha parlato. Il mediatore di questa parola, anzi, la Parola stessa, è Gesù di Nazaret.
Gesù Cristo è accessibile a noi nella sacra scrittura e nella trasmissione di questa in seno alla comunità cristiana credente, la Chiesa.
Come il Nuovo Testamento parla di Dio?
Dio viene descritto come uno che agisce e parla, esprimendosi in categorie umane. Ciò già nel Vecchio Testamento.
L'azione di Dio viene attribuita anche a Gesù di Nazaret.
- Gesù in modo chiarissimo si pone in una vicinanza particolare a Dio:
- non dice solo parole divine ma è la Parola;
- non solo illumina, ma è la Luce;
- non solo guarisce ma è il Salvatore;
- non solo dice la verità, ma è la Verità;
- e in una vicinanza particolare agli uomini che sono i destinatari della parola, della illuminazione, della salvezza, della verità.
Nessuna altra religione rivendica una simile posizione mediatrice per qualcun altro, per cui la posizione mediatrice di Gesù va detta unica.
sabato 27 agosto 2011
Perché la Teologia?
La parola “teologia”, dal greco, significa: discorso su Dio.
Essa deriva dall'ambiente precristiano ed extra cristiano. Non la troviamo nella Sacra Scrittura. Di teologia parla per la prima volta Platone in Repubblica.
Si ritiene generalmente che Platone per "teologia" intenda i miti, le leggende e le storie degli dei, che egli sottopone a critica filosofica, quindi una via dal mito al logos (Il logos consisteva nello scoprire le verità nascoste nel mito e nei miti degli dei).
In Aristotele troviamo un doppio uso del termine "teologia": "i poeti cantori dei miti" e la "filosofia prima", la "metafisica" che segue alla fisica. Come tale essa si occupa dell'immobile, dell'eterno, delle cause eterne, spingendosi sino al divino. In Aristotele la teologia è l'apice del sapere contemplante, della filosofia: la critica del mito non distrugge il discorso di Dio, però dà via libera alla questione e alla ricerca di Dio.
Ci troviamo qui di fronte a due domande: L'uomo come arriva a parlare di Dio? Chi è e che cosa è Dio? L'uomo cosa intende dire, quando dice "Dio" ?
2. La teologia come discorso cristiano su Dio
La teologia cristiana è il discorso cristiano su Dio.
La Sacra Scrittura e i Padri apostolici non parlano di "teologia".
Poi, in seguito alla diffusione del cristianesimo nell'impero romano e il suo incontro con la cultura ellenistica, l’annuncio di Cristo e tutto il complesso della fede cristiana si incontrarono con un mondo che poneva domande, e che stimolò gli annunziatori del Vangelo a presentare la loro fede in maniera sempre nuova. La predicazione cristiana si imbatteva sempre più sovente nella "filosofia".
Ciò segna la nascita della "teologia" vera e propria, quale intelligenza della fede.
Fin dall'inizio, tuttavia, è nata una tensione, che continua ancora oggi, tra i tradizionalisti rigorosi, che – citando Paolo - non volevano conoscere altro che "Cristo crocifisso" ed i "progressisti", del tipo di Apollo, i quali volevano approfondire ed esprimere in maniera nuova il proprio pensiero in costante contatto col pensiero extracristiano.
Nonostante ciò il cristianesimo si è creato per necessità intrinseca una teologia come intelligenza della fede autenticamente "scientifica", destinata pure a servire alla presentazione della fede ed alla sua messa in pratica.
Fu proprio la natura universale del cristianesimo a spingerlo a proporre il proprio messaggio in modo comprensibile a tutti ed a cercare di continuo il giusto linguaggio e le giuste forme espressive.
Essa deriva dall'ambiente precristiano ed extra cristiano. Non la troviamo nella Sacra Scrittura. Di teologia parla per la prima volta Platone in Repubblica.
Si ritiene generalmente che Platone per "teologia" intenda i miti, le leggende e le storie degli dei, che egli sottopone a critica filosofica, quindi una via dal mito al logos (Il logos consisteva nello scoprire le verità nascoste nel mito e nei miti degli dei).
In Aristotele troviamo un doppio uso del termine "teologia": "i poeti cantori dei miti" e la "filosofia prima", la "metafisica" che segue alla fisica. Come tale essa si occupa dell'immobile, dell'eterno, delle cause eterne, spingendosi sino al divino. In Aristotele la teologia è l'apice del sapere contemplante, della filosofia: la critica del mito non distrugge il discorso di Dio, però dà via libera alla questione e alla ricerca di Dio.
Ci troviamo qui di fronte a due domande: L'uomo come arriva a parlare di Dio? Chi è e che cosa è Dio? L'uomo cosa intende dire, quando dice "Dio" ?
2. La teologia come discorso cristiano su Dio
La teologia cristiana è il discorso cristiano su Dio.
La Sacra Scrittura e i Padri apostolici non parlano di "teologia".
Poi, in seguito alla diffusione del cristianesimo nell'impero romano e il suo incontro con la cultura ellenistica, l’annuncio di Cristo e tutto il complesso della fede cristiana si incontrarono con un mondo che poneva domande, e che stimolò gli annunziatori del Vangelo a presentare la loro fede in maniera sempre nuova. La predicazione cristiana si imbatteva sempre più sovente nella "filosofia".
Ciò segna la nascita della "teologia" vera e propria, quale intelligenza della fede.
Fin dall'inizio, tuttavia, è nata una tensione, che continua ancora oggi, tra i tradizionalisti rigorosi, che – citando Paolo - non volevano conoscere altro che "Cristo crocifisso" ed i "progressisti", del tipo di Apollo, i quali volevano approfondire ed esprimere in maniera nuova il proprio pensiero in costante contatto col pensiero extracristiano.
Nonostante ciò il cristianesimo si è creato per necessità intrinseca una teologia come intelligenza della fede autenticamente "scientifica", destinata pure a servire alla presentazione della fede ed alla sua messa in pratica.
Fu proprio la natura universale del cristianesimo a spingerlo a proporre il proprio messaggio in modo comprensibile a tutti ed a cercare di continuo il giusto linguaggio e le giuste forme espressive.
domenica 9 maggio 2010
Presentazione del nuovo libro LA LUCE E LA RETE di Angela Silvestri
Comunicare la fede nel Web
E' possibile comunicare la fede nel Web?
Quale spazio il mondo cattolico si ritaglia in internetper comunicare con chi non crede?
Quali strategie adotta?
I destinatari sono potenzialmente raggiunti da questo tipo di annunzio?
Se, come sosteneva Marshall McLuhan negli appunti di un libro che non ebbe mai la possibilità di scrivere "i media elettronici sono esplorazioni interiori e tendono a favorire il profondo coinvolgimento in forme di meditazione", il libro di Angela Silvestri fornirà qualche utile consiglio non solo per intravedere la luce che traspare attraverso le maglie del Web, ma anche per cercare di catturarla con la rete delle nuove tecnologie (dalla prefazione del Prof. Massimo Leone).
il libro e' stato presentato recentemente e si può trovare nelle librerie
sabato 17 maggio 2008
Leggendo Richard J. Neuhaus
"Pensare con la Chiesa inizia dal pensare. Il consenso della fede non significa scattare sull'attenti, battere i tacchi e fare il saluto davanti a ogni documento che giunga da Roma E' piuttosto questione di pensare da sé così da poter pensare con la Chiesa, un ragionamento in cui il presupposto di base è che la Chiesa possieda il carisma e l'autorità dell'insegnamento a garanzia del consenso. Io penso con la mia testa non per uscirmene con un mio insegnamento, ma per fare mio l'insegnamento della Chiesa" (Lo splendore della Verità,
Lindau, p. 21)
Lindau, p. 21)
sabato 26 aprile 2008
Lo Splendore della Verità
Mi sono imbattuta per caso in un libro uscito or ora di Richard J. Neuhaus, che mi pare interessante : Lo Splendore della Verità, Perché sono diventato cattolico (e sono felice di esserlo). Lo sto leggendo e conto di condividere qualcosa con voi. A presto!
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